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Ero al lago su una nuova canoa, anche questa un modello gonfiabile, ma
molto più costosa di quella che ho abbandonato dopo che si è forata
per tre volte in 6 mesi dall'acquisto. Più costosa sì, circa 300 euro,
ma sarà anche più sicura?
Non conoscevo le correnti e i vortici di quel lago Omodeo in Sardegna.
Stavo vogando contro corrente, il pomeriggio ventoso mi bagnava di
freddi spruzzi che si sollevavano dalle piccole onde cupe, mentre in
cielo pesanti nubi si addensavano oscurando il Sole. Quel tempo freddo
che minacciava temporali; la non conoscenza della canoa e del lago mi
comunicavano uno stato d'animo teso, e il freddo mi irrigidiva. Eppure
già tante volte mi sono trovato nelle mie solitarie escursioni in
montagna e al mare coinvolto in situazioni e giorni non facili che mi
richiedono adattabilità, sopportazione, e impegno. La natura non è
sempre serena, ma continuavo ad avere voglia di andare avanti vogando
verso due grandi ponti che sormontano il lago in un punto in cui si
restringe entro una gola rocciosa.
Avvicinandomi al primo ponte più basso e visibilmente più vecchio di
quello successivo; il vento contrario che attraversa la stretta gola
si fa più forte e la corrente più grossa mi respinge indietro. Sono
quasi fermo e vogo con esitazione, rigido, noto la desolazione e
l'abbandono in cui si trova quel ponte, un cartello in cima avverte che
è pericolante, neppure i pedoni lo possono percorrere. Rimango fermo
in quella scena, scosso dalle onde fredde, a guardare questa enorme
opera ingegneristica che incombe cupa di cemento sopra di me. Non
riesco ad andare oltre, mi sento respinto e bloccato: -Un altro giorno
ritornerò.- Mi dico, e così lascio quella scena; rigirando la canoa e
tornando verso la sponda dalla quale ero sceso; inizia a piovere, sono
infreddolito ma sollevato.

Oggi è un altro giorno, sono lì di nuovo sulla scena che mi ero
lasciato alle spalle, il vento è tiepido anche se soffia forte, il
cielo sereno e il Sole caldo, gli spruzzi sul petto rinfrescanti. Sono
inquieto davanti al ponte sovrastante il lago, guardo quella gola
stretta tra i monti, quel monumento di cemento, e l'idea di passargli
sotto con una piccola canoa gonfiabile mi dà timore. Cerco di
rilassarmi, spostando il centro della mia attenzione dal ponte al
corpo e alla mente. Allento i muscoli delle gambe e dello stomaco, do
vigore alle braccia e ai pettorali. Fermo lo sguardo interiore
centrandolo dietro la fronte. Calmo il respiro lasciando che si apra
profondo verso l'interno. Le sensazioni corporee sono qiete e mi danno
fiducia, così con costante regolarità respiro e una pagaiata dopo
l'altra la canoa scorre avanti tagliando le onde del lago; un passo
alla volta così si va avanti, mi piace vogare.

Oltre il ponte e la gola stretta e rocciosa, vedo il lago aprirsi
calmo, lambendo illuminate colline verdi dal profilo dolce come la
promessa di un nuovo luogo di pace. Una visione che mi attira verso la
quale mi oriento con lo sguardo e la canoa, sono determinato.

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